Confini / frontiere

Una serie di incontri a Palazzo Blu a cura di Arnaldo Testi in programma a febbraio e marzo 2020, nel centesimo anniversario della nascita del passaporto


“L’integrità dei confini è la condizione di esistenza dello Stato”, diceva un secolo fa Lord Curzon. Con senso comune si dice: “buoni confini fanno buoni vicini” quindi favoriscono la pace. Non è vero, dicono i no borders di ogni tempo, le frontiere statuali provocano la guerra, mettono fratelli contro fratelli: “nostra patria è il mondo intero”. E tuttavia chi ritiene di non avere frontiere sicure, o proprio non ne ha alcuna, anela ad averle, fa di tutto per averle. Le frontiere sembrano idilliche invenzioni della natura, seguono montagne e fiumi e mari. Ma spesso sono linee tracciate col righello su una carta geografica, invenzioni autoritarie molto umane. Possono diventare veri muri, muri che tengono fuori (difendono una fortezza) o che rinchiudono dentro (come in un carcere), muri da abbattere, muri da costruire. I confini statuali si diluiscono nelle unioni politiche internazionali e nelle globalizzazioni economiche (un mondo senza frontiere?), ma poi sono rimpianti e desiderati, e risorgono in nuove forme. I confini, diceva il solito Lord Curzon, “sono la lama di rasoio su cui sono sospese le questioni moderne della guerra e della pace”.
Il tema dei confini è sempre con noi, e come sempre oggetto di accese controversie teoriche e decisamente pratiche. Palazzo Blu propone una piccola serie di conferenze di autorevoli studiosi che cercherà di chiarire i termini storici di alcune di queste controversie. Si partirà il 13 febbraio 2020 con una riflessione sulle origini e il significato delle frontiere statuali nell’Europa contemporanea, con l’aiuto di Rolf Petri (docente dell’Università Ca’ Foscari di Venezia). A seguire si parlerà dei tentativi dell’Unione europea di mettere in discussione i confini fra gli stati membri, e quindi degli accordi di Schengen, con Simone Paoli (Università di Pisa). Sandro Mezzadra (Università di Bologna) affronterà la questione del destino dei confini formali e del ricrearsi di nuovi confini informali nell’ambito dei processi di globalizzazione. Infine Arnaldo Testi (Università di Pisa) discuterà del caso degli Stati Uniti, dove al tema dei confini si aggiunge quello, con significato diverso e specifico, della frontiera.
Il tema dei confini rinvia a quello dei loro attraversamenti: da parte di merci e capitali, di idee e di esseri umani. In particolare, la questione delle migrazioni e dei migranti è di drammatica rilevanza e attualità in tutto il mondo, non solo in Italia e in Europa; ma per quest’anno non sarà al centro dell’attenzione dei nostri incontri, anche se, si può immaginare, sarà lateralmente presente. Basti qui ricordare che proprio per gestire al meglio e regolare l’attraversamento di massa dei confini, per consentire alle autorità di frontiera di riconoscere con sicurezza l’identità e la provenienza nazionale delle persone, fu creato giusto cento anni fa il passaporto standardizzato come lo conosciamo oggi. A farlo fu una conferenza della Società delle nazioni (a Parigi nel 1920) che tuttavia non rinunciò a esprimere la speranza – rivelatasi una utopia – che si potesse tornare quanto prima a un mondo pre-bellico in cui non c’erano restrizioni alle frontiere e i passaporti non erano necessari.


Programma

Giovedì 13 febbraio 2020
Rolf Petri (Università diCa’ Foscari di Venezia)
I confini nazionali nell’Europa contemporanea

Venerdì 21 febbraio 2020
Simone Paoli (Università di Pisa)
I confini di Schengen

Giovedì 5 marzo 2020
Sandro Mezzadra (Università di Bologna)
I confini della/nella globalizzazione

Giovedì 12 marzo 2020
Arnaldo Testi (Università di Pisa)
Confini, frontiere, terre di confine negli Stati Uniti