Capriccio con rovine e scena galante, olio su tela

Periodo: XVIII

L’architettura è posta come una sorta di quinta scenica che guida lo sguardo verso il paesaggio in lontananza. La rovina di una facciata di un palazzo nobiliare settecentesco, sottolineata nel suo sfarzo da una sovrabbondante decorazione.

Capriccio con rovine e scena galante, olio su tela

Periodo: XVIII

In questo capriccio si trovano gli elementi iconografici tra i più caratteristici del Poli. Le rovine non appartengono ad una civiltà antica, ma sono edifici di impianto architettonico tardo barocco, quindi contemporanei all’epoca dell’artista.

Capriccio con rovine e paesaggio fluviale, olio su tela

Periodo: XVIII

La tela costituisce una sorta di pendant di un altro capriccio del Poli. La scena è dominata da una rovina di stampo classico con colonna scanalata e capitello composito che sorregge una trabeazione che poggia su un basamento decorato da due figure.

Capriccio con rovine e paesaggio fluviale, olio su tela

Periodo: XVIII

In questo capriccio è il tema del rovinismo che viene messo in risalto, con architetture classiche singolarmente accostate a un inserto di età medievale.

Capriccio con marina e rovine, olio su tela

Periodo: XVIII

Tra i dipinti del Poli l’impianto compositivo di questo capriccio si differenzia per la sua singolarità: l’impaginazione è essenzialmente centralizzata, un rudere che accenna ad un loggiato con volta a pieno centro e affiancato da una colonna liscia su basamento, posta su un estremo lembo di terra di fronte al mare, con le acque increspate attraversate da velieri con vele rigonfie dal vento.

Paesaggio marino con rocce e figure, olio su tela

Periodo: XVIII

In primo piano spicca la bizzarra formazione rocciosa che qui diventa una citazione esplicita della leggiadra maniera del Poli.

Paesaggio marino con rocce e figure, olio su tela

Periodo: XVIII

Un paesaggio immaginario affacciato sul mare e incentrato sulla fantastica configurazione dello sperone roccioso, con le pendici percorse dalle macchiette che svaniscono in lontananza fino ad arrivare alle fiabesche costruzioni turrite sulla sommità.

Natura morta con cocomero, olio su tela

Periodo: XVII

Passato sul mercato antiquario romano con l’attribuzione dubitativa a Cristoforo Munari, il dipinto è stato inserito nel corpus autografo dell’artista da Luigi Salerno, in virtù degli elementi rappresentati presenti in molti altri quadri del Munari, al punto da rientrare nel suo personale e abituale repertorio.

Profeta o Evangelista con libro e penna, tempera su tavola

Periodo: XV

Le due tavole, cuspidate, lanceolate e incorniciate da ramoscelli d’alloro intagliati, dovevano essere, verisimilmente con altre cuspidi, la parte superiore di un polittico, come si può dedurre dalla presenza, in basso, di un incavo nel quale si innestava il listello di connessione con il pannello principale.

Ritratto di Pietro Studiati, olio su tela

Periodo: XX

Fu essenzialmente scultore, e solo occasionalmente si dedicò alla pittura. La circostanza è del resto resa bene evidente da questa serie di ritratti dei Presidenti della Cassa di Risparmio di Pisa, qualitativamente assai modesta e del tutto priva di ambizioni che non fosse quella della semplice evocazione di ben più illustri gallerie di ritratti.


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