Due anni fa Palazzo Blu ha organizzato una grande mostra dedicata a Maurits Cornelijs Escher, uno dei più inusuali artisti del XX secolo Il titolo di quella mostra, āOltre il possibileā, esprime bene lo sconcerto suscitato dalle opere di questo strano incisore, che ĆØ stato amato prima dai matematici, poi dagli storici dellāarte e dal grande pubblico. āSolo coloro che osano eplorare lāassurdo raggiungeranno lāimpossibileā diceva Escher, che era, in effetti, un esploratore. Olandese, nella prima parte della sua vita aveva molto viaggiato e aveva amato tantissimo lāItalia, sua seconda patria negli anni dal 1922 al 1937. Ai paesaggi italiani, con la loro incredibile varietĆ , le cittĆ turrite, i paesini del Sud, arroccati o a strapiombo sul mare era dedicata una sezione della mostra molto toccante. Rientrato in Olanda durante la seconda guerra mondiale, nel 1941, in una cittadina di nome Baarn dove passerĆ quasi tutto il resto della sua vita, Escher continuerĆ a esplorare un universo interiore che si spinge fino ai paradossi della conoscenza: la natura, la geometria; la rappresentazione, lāinganno; la tensione verso lāinfinito, la relativitĆ - tutto ĆØ oggetto del suo interesse. Di sala in sala, abbiamo scoperto lāarte di Escher per nuclei tematici: abbiamo conosciuto la sua curiositĆ per la Natura e scoperto come le sue opere siano spesso popolate da buffi animaletti; abbiamo apprezzato il senso musicale e ritmico delle sue tassellature, cosƬ ordinate e debitrici dellāarte islamica; abbiamo visto allāopera il suo amore per lāinganno nei giochi di riflessi di specchi naturali e non, e ci siamo ingfine divertiti con le sue architetture impossibili. Sempre, anche nei suoi autoritratti, ci siamo accorti che al rigore della rappresentazione faceva da contrappunto qualcosa di sorprendente, di inspiegabile, di misterioso. āIl mio lavoro ĆØ un gioco, un gioco molto serioā, amava dire, e āChi sa cercare, scopre che la meraviglia ĆØ dentro di sĆ©ā. Risuona, in quell'attitudine, il fascino senza tempo delle sue incisioni.

