Leopardo che striscia, acquaforte - Palazzo Blu

Leopardo che striscia, acquaforte

Periodo: XX

Antonio Ligabue nacque a Zurigo nel 1899. L’indigenza subita durante l’infanzia, unita alle traversie familiari, ebbero le prime conseguenze già nell’infanzia del bambino che fu colpito da rachitismo e carenza vitaminica a tal punto che il suo sviluppo fisico si arrestò. Allontanato dalla famiglia, ricevette l’insegnamento scolastico in un Istituto per ragazzi ritardati prima a Tablat poi a Marbach; in questi anni cominciò a maturare la sua passione per il disegno. Il 15 maggio 1919, in seguito a una denuncia della madre, venne espulso dalla Confederazione Elvetica e l’estate dello stesso anno venne forzatamente portato a Gualtieri, comune d’origine del padre.

Nonostante diversi tentativi, non riuscì mai a tornare in Svizzera e il ricordo dei luoghi della sua giovinezza rimase indelebile in molti suoi dipinti. Dal Municipio di Gualtieri ottenne la possibilità di lavorare come “scarriolante” o bracciante agricolo, anche se probabilmente a quella data già dipingeva e scolpiva. Tra il 1928 e il 1929 visse come un selvaggio in un casotto nei boschi presso il Po, dove venne scoperto da Marino Renato Mazzacurati, che gli insegnerà l’uso dei colori ad olio. Da questo momento la vita di Antonio Ligabue sarà esclusivamente dedicata all’arte, sia essa pittura o scultura. Nel 1937 venne internato per cinque mesi nell’Istituto psichiatrico di San Lazzaro a Reggio Emilia, dove tornerà nel1940, questa volta per poco più di un anno, e da cui poté uscire soltanto grazie all’intercessione del pittore e scultore Andrea Mozzali. Nel 1945 venne ricoverato per l’ultima volta all’Istituto psichiatrico, ma si tratterà anche del soggiorno più lungo visto che verrà dimesso dal manicomio solo tre anni dopo. Non appena uscito venne affidato dal Municipio al locale Mendicicomio, e le spese del suo mantenimento vennero assolte dall’Amministrazione Provinciale di Reggio Emilia. Nel frattempo l’impegno di Ligabue in pittura e in scultura è totale: a partire dagli anni ’50 si dedicherà anche all’acquaforte e alla puntasecca, raggiungendo risultati di altissimo livello. Nel 1955 si tenne la prima personale a Mantova, ma è soltanto con l’esposizione allestita nel 1961 presso la Galleria “La Barcaccia” di Roma che venne decretata la sua fama a livello nazionale. Nel 1962 gli venne dedicata la prima mostra antologica a Guastalla. Ligabue morì a Gualtieri nel 1965.  

L’autore riserva un’attenzione particolare al gusto decorativo, in una continua simbiosi, tutta fatta di corrispondenze fra animale e natura, che porta le linee che descrivono il terreno, in primo piano sulla sinistra, a ricalcare le forme irregolari delle macchie del felino teso espressivamente nell’attimo che precede l’attacco e che torna lungo tutta la sua opera. In questa totale compenetrazione di Ligabue con il suo mondo fantastico risiede la ragione profonda della sua esigenza creativa, un’esigenza di sopravvivenza in un mondo che più che mai ha i suoi punti di incontro con il mondo “selvaggio” e crudele degli animali: in quel regno fatto di bestie Ligabue si rispecchia, “sognando, per rivalsa, di fronte alle umiliazioni patite, di assumere la forza e la capacità di dominio”.

Antonio Ligabue (Zurigo, Svizzera, 1899 - Gualtieri, Reggio Emilia, 1965)



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