La Compagnia FuoriOpera
presenta
Otello
Musiche di Giuseppe Verdi
Libretto di Arrigo Boito
Prima esecuzione: 5 febbraio 1887
personaggi e interpreti
Otello, Alessandro Mundula
Desdemona, Serena Pulpito
Iago, Alessandro Senes
Cassio, Flavio D’Ambra
attrice, Giorgia Cribiù
pianoforte, Ryu Sinyeol
Direzione musicale: Andrea Gottfried
Regia e allestimento: Massimo Marani
Costumi: Sartoria Teatrale Bianchi Milano
SINOSSI
OTELLO
L’azione si svolge a Cipro alla fine del XV secolo. Sotto un cielo squarciato da lampi e tuoni, il popolo attende con ansia il ritorno di Otello, generale moro dell’armata veneziana, che sta affrontando una furiosa tempesta in mare. Dopo una preghiera collettiva, Otello approda vittorioso tra le grida di “Esultate!”, annunciando la distruzione della flotta turca. Mentre la folla festeggia, l’alfiere Jago rivela il suo odio profondo per il Moro, alimentato dalla promozione del giovane Cassio a capitano al suo posto. Jago mette in atto la sua prima vendetta: spinge Cassio a ubriacarsi fino a provocare una rissa in cui viene ferito Montano. Otello interviene, degrada Cassio e riporta l’ordine, restando infine solo con la sua sposa, Desdemona, in un duetto d’amore lirico e sognante che chiude l’atto sotto la luce di Venere.
Jago, muovendosi come un oscuro burattinaio, consiglia a Cassio di chiedere l’intercessione di Desdemona per riottenere il favore di Otello. Rimasto solo, Jago proclama il suo nichilismo nel celebre “Credo”, affermando la sua fede in un Dio crudele e nella malvagità umana. Con sottile astuzia, Jago inizia a instillare in Otello il veleno della gelosia, spingendolo a osservare con sospetto i colloqui tra la moglie e l’ex capitano. La situazione precipita durante un incontro tra i coniugi: Otello scaglia a terra un fazzoletto di Desdemona, che viene segretamente raccolto da Jago. L’alfiere riferisce poi di aver udito Cassio parlare in sogno del suo amore per Desdemona e afferma di aver visto il fazzoletto del Moro tra le mani del giovane. Ormai accecato dal dubbio, Otello si unisce a Jago in un tremendo giuramento di vendetta.
In una sala del castello, Otello affronta Desdemona chiedendole il fazzoletto fatale; al diniego della donna, egli esplode in una furia incontrollata, insultandola pubblicamente come una cortigiana. Rimasto solo, il Moro sfoga la sua agonia in un monologo carico di amarezza e disperazione. Poco dopo, Jago organizza una conversazione con Cassio facendo in modo che Otello, nascosto, oda solo frammenti compromettenti e veda il fazzoletto nelle mani del rivale. L’arrivo degli ambasciatori veneziani porta la notizia del richiamo di Otello a Venezia e della nomina di Cassio a governatore di Cipro. Davanti alla corte, Otello perde ogni controllo: aggredisce Desdemona davanti a tutti e stramazza a terra svenuto, mentre Jago esulta sopra il corpo inerte del “Leone”.
In un’atmosfera sempre più claustrofobica, Desdemona si prepara per la notte nella sua camera da letto, assalita da tristi presagi. Intona la “Canzone del salice” e recita un’accorata “Ave Maria” prima di addormentarsi. Otello entra furtivamente e, nonostante le disperate proteste d’innocenza della moglie, la soffoca. Emilia irrompe nella stanza svelando il delitto e, con l’arrivo di Cassio e Lodovico, rivela la verità sul fazzoletto e l’inganno di Jago. Jago fugge per scampare alla giustizia, mentre Otello, devastato dal rimorso e consapevole della fine della sua gloria, si trafigge con un pugnale. Morendo, egli si trascina verso il corpo di Desdemona per un ultimo bacio, spirando accanto alla sua vittima innocente.
MESSA IN SCENA
OTELLO – Gli Occhi Verdi del Lupo
L’Otello di Verdi e Boito è un ingranaggio logico e serrato in cui la gelosia diventa una trappola sia psicologica che politica. Jago, il cinico burattinaio che muove le fila del dramma, sguinzaglia contro il protagonista il “mostro dagli occhi verdi”, un’affascinante e insidioso essere che non rappresenta solo una passione privata, ma uno strumento di denigrazione sociale contro Otello, l’outsider accettato solo in parte dalla società.
La gelosia è un veleno pernicioso, che uccide tutti coloro che ne vengono in contatto: ne consuma insaziabile prima la mente e poi lo spirito, fino alle più estreme conseguenze. Qui, il veleno si fa arma diplomatica: mezzo privilegiato per togliere di mezzo gli ostacoli alla scalata del potere senza neppure sporcarsi le mani.
L’allestimento segue un crescente effetto claustrofobico, mostrando come Jago, astuto pastore che vuole sbarazzarsi del lupo nero, manipoli quella che Boito definiva una “brutale greggia”, utilizzandola come mezzo di distrazione politica per isolare il protagonista. In questo naufragio dell’umanità, la ragione dell’eroe viene sistematicamente distrutta dalla manipolazione della realtà, culminando nel tragico silenzio della camera da letto di Desdemona.


